Strumenti personali
Tu sei qui: Portale AreaD Supporto didattica Cultura Indagine musica

Operazione Trasparenza

 

Indagine nazionale musica

IL CONTESTO DELL’INDAGINE

La presenza della musica nella scuola italiana

Fra i settori nei quali l’Italia può vantare una posizione di rilievo assoluto nel panorama internazionale c’è sicuramente quello della musica. Essa, infatti, appartiene alle nostri migliori tradizioni culturali ed ancora oggi all’estero si considera l’Italia come un Paese al quale guardare con profondo rispetto ed in grado di costituire punto privilegiato di riferimento per chiunque voglia fare del fenomeno musicale una professione di vita.
Eppure, nonostante ciò, il panorama che si presenta, se il tema viene riguardato sotto il profilo della presenza della musica negli assetti curricolari della nostra scuola, è desolante ed in deciso contrasto con ciò che la musica stessa rappresenta per la nostra cultura.
Tutti i fenomeni, anche quelli connotati da forti elementi di negatività e contraddittorietà, hanno tuttavia delle cause ed occorre quindi compiere una preliminare opera di attenta analisi per capire cosa possa aver prodotto una così evidente incongruità nel nostro sistema ordinamentale che vede la pratica musicale pressochè totalmente assente nel circuito formativo delle scuole del primo ciclo di istruzione, fenomeno che raggiunge il massimo della sua evidenza nel segmento dell’istruzione secondaria superiore.
Una prima causa, che da sola peraltro suonerebbe come critica eccessivamente marcata nei confronti di colore che negli anni Venti posero le basi dell’ordinamento degli studi, va individuata nella cultura gentiliana nettamente basata su una distinzione concettuale e filosofica tra il “sapere” e il “fare”.
Soltanto i “saperi” considerati nella loro essenza di manifestazione nobile del pensiero astratto venivano considerati meritevoli di trovare posto nel concetto di “istruzione”. Il “fare” in tale visione è indubbiamente importante, ma costituisce espressione di manualità che non può aspirare ad essere collocata sul medesimo piano del pensiero puro.
Questa impostazione ha permeato di sé l’ordinamento scolastico emerso dalla riforma Gentile ed ha anche influenzato l’atteggiamento culturale prevalente dell’opinione pubblica che, ancora oggi, persiste coriacemente relegando la musica al di fuori delle aule scolastiche, quasi costituisse fonte di contaminazione della purezza del “sapere”.
Al fiorire di tale tendenza hanno contribuito peraltro, non certo per loro scelta, proprio le uniche istituzioni formative nelle quali la pratica musicale costituiva fine istituzionale esclusivo e cioè i Conservatori di musica.
In una società, ormai non più esistente, nella quale non era presente una scolarità obbligatoria ampia come in quella odierna, potevano trovare legittimo spazio istituzioni caratterizzate da un percorso lungo monotematico che abbracciava quasi interamente quella che oggi è la fascia del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione. È proprio questo percorso “lungo” che ha storicamente connotato i Conservatori di musica, nati con un intento professionalizzante per coloro che sulla musica aspiravano a costruire il proprio futuro di vita. Lo studio di uno strumento musicale finalizzato ad entrare a far parte di orchestre o studi in ogni caso indirizzati alle professioni di compositore, direttore di orchestra o cantante lirico.
Il diverso aspetto della musica, intesa come fattore di crescita della persona in senso educativo, privo di ogni intento professionalizzante, è stato affidato all’educazione musicale presente nel percorso della scuola elementare (educazione al suono), della scuola media con la specifica classe di abilitazione ed è pressochè totalmente assente nella scuola secondaria superiore, salve limitate esperienze nei soppressi istituti magistrali, nei quali era presente l’insegnamento di uno strumento musicale.
Il problema di un tale assetto organizzativo è stato sempre quello di conciliare gli studi esclusivamente musicali e professionalizzanti dei Conservatori con una formazione generale di base degli alunni. L’espandersi della scolarità negli anni, soprattutto dopo l’obbligatorietà fino al quindicesimo anno d’età, ha progressivamente implementato il fenomeno della doppia frequenza da parte degli alunni. A tale fenomeno si è cercato di ovviare con l’istituzione delle scuole medie annesse ai Conservatori di musica e con l’introduzione, in via sperimentale e non generalizzata, dei licei musicali annessi. Con ciò al fine di ricondurre all’interno di un unico contesto fisico i due percorsi formativi.
L’esperienza non è stata peraltro fra le più felici in quanto il diverso quadro di regole che hanno disciplinato nel tempo le due istituzioni ha prodotto non pochi inconvenienti a partire dalla diversa cadenza temporale dell’anno scolastico che per i Conservatori segue quella dell’anno accademico. Si è dovuti intervenire a livello legislativo attraverso la legge 508/99 che ha avviato un processo di trasformazione dei Conservatori di musica (unitamente agli Istituti Musicali Pareggiati, alle Accademie di Belle Arti, alle Accademie Nazionali di Danza e d’Arte Drammatica, agli Istituti Superiori per le Industrie Artistiche) in strutture di livello universitario che fanno capo al sistema dell’Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM), alle quali si accede dopo il conseguimento di un diploma d’istruzione secondaria superiore.
Ciò ha significato l’abbandono del tradizionale percorso unitario di studi musicali che portava al conseguimento del diploma di strumento ed ha indotto la necessità di riarticolare il percorso musicale complessivo spalmandolo sui diversi gradi d’istruzione.
Non si è trattato di una negazione delle nostre tradizioni secolari nel settore, ma di un’impostazione che guardava alle stesse come qualcosa da tramandare con l’ottica rivolta alla formazione dei futuri professionisti. Un insegnamento rivolto a coloro che la musica aspiravano a fare come lavoro, demandato integralmente ai Conservatori. Ciò che è storicamente mancato nel sistema scolastico, è stata un’attenzione rivolta non a coloro che la musica la fanno, ma a coloro che l’ascoltano e che vi si avvicinano per arricchire le valenze della propria personalità.
L’organizzazione degli studi musicali, così come si è determinata, si è saldata ad una visione culturale che non ha ritenuto necessario estendere la fruizione del bene musicale in tutti gli ordini e gradi d’istruzione in quanto se n’è colto l’aspetto “professionale” ma no la valenza educativa generale, come disciplina che con pari dignità rispetto alle alte, anzi forse più delle altre, consente di contribuire alla crescita della persona umana nella pienezza della sua poliedricità cui non può rimanere estraneo il fenomeno sonoro, bisogno primario attraverso il quale sin dall’infanzia inizia l’approccio conoscitivo del mondo esterno. E anche quando, timidamente nella scuola primaria ed in modo più strutturato nella scuola secondaria di primo grado, la musica fa il suo ingresso nel curricolo scolastico lo fa attraverso l’approccio teorico e non attraverso il canale della pratica musicale, quasi a perpetuare l’impianto filosofico di derivazione gentiliana.
Questa distinzione tra teoria e prassi è ancora fortemente presente nella scuola italiana e una inversione culturale di tendenza che riunisca le due facce della medaglia all’insegna
dell’unicità del sapere stenta a farsi strada nel campo della musica come in molti altri campi della conoscenza.

 

DESCRIZIONE 

 1.1  Motivazioni

Il processo di riforma degli ordinamenti scolastici ha avviato un profondo rinnovamento che investe in maniera significativa anche la formazione musicale. In questa delicata fase di passaggio appare importante che tutti gli attori del processo abbiano consapevolezza degli assetti dati e dei cambiamenti in corso, poiché è questo momento che si vanno costruendo le linee portanti dei percorsi di studio musicali nei diversi gradi d’istruzione ed è proprio ora che iniziano a costituirsi le relazioni che dovranno legare fra loro i vari livelli didattici, a partire dalla scuola dell’infanzia, sino all’Università ed al Conservatorio. L’importanza del rapporto tra musica e educazione, in particolare la possibilità di poter conoscere e musicare la presenza e il valore strategico che la musica, in questi ultimi anni, ha assunto nell’azione formativa, costituisce, perciò, un aspetto centrale tra quelli che hanno orientato la scelta di avviare un’indagine conoscitiva nazionale sulla presenza della musica nella scuola italiana.
Altri significativi fattori che hanno motivato la decisione di promuovere una ricognizione sulle attuali caratteristiche strutturali ed organizzative del sistema educativo nazionale collegato alla musica e sul suo funzionamento, possono essere sintetizzati come segue:

  • In primo luogo la necessità di un intervento di individuazione e riconoscibilità dell’esperienza musicale vissuta e praticata ogni giorno nella scuole. Un’occasione preziosa per riuscire ad evidenziare il patrimonio di risorse accessibili collegate all’esercizio del fare musica insieme presenti nel contesto educativo e da lungo tempo trascurate. La ricognizione del numero e delle caratteristiche degli spazi attrezzati e dedicati alla musica realmente disponibili, l’esplorazione della tipologia e dell’entità di attività formative realizzate, avrebbe consentito la definizione di un quadro di riferimento, strutturato, organico e condiviso a livello nazionale e locale;
  • La possibilità di acquisire dati di sistema comparabili con offerta e standard formativi musicali presenti nel contesto europeo ed internazionale;
  • L’occasione di contribuire efficacemente  all’individuazione di “indicatori di qualità” in  ambito musicale e comunque artistico_espressivo presenti nel sistema dell’istruzione pubblica del nostro Paese e non ancora sufficientemente evidenziati;
  • l’esigenza di un’analisi sulla presenza della musica nel curricolo del I ciclo d’istruzione, come fattore educativo e con specifiche funzioni formative, costruita a partire dai punti di forza, dalle incertezze e dalle dinamiche evolutive collegate;
  • la possibilità di individuare ed evidenziare alcune variabili connesse alla dimensione progettuale, organizzativa ed educativa, collegata alla musica, della scuola dell’autonomia. I contesti organizzativi, ad esempio, o gli attori ed i modelli dell’organizzazione come le reti ed ogni altra forma di collaborazione con l’ambiente di riferimento. Ed ancora, le principali fonti di finanziamento delle attrezzature e delle attività realizzate, l’entità delle risorse impegnate a servizio dell’espressione creativa musicale sino ad una riflessione prospettiva sulla progettualità possibile;
  • l’opportunità di sperimentare il potenziale di un modello di rilevazione delle attività di sistema supportato da applicazioni tecnologiche avanzate e realizzato secondo i principi della condivisione, della trasparenza, dell’accessibilità e dell’usabilità in tutte le fasi del processo. Oltre ai risultati conseguiti, infatti, anche il modello di monitoraggio sperimentato avrebbe potuto costituire un riferimento per un approccio innovativo alla ricognizione periodica delle attività, in un determinato contesto/ambito educativo, e all’accesso e diffusione dei risultati rilevati:
  • la necessità di supportare, a partire da un quadro di riferimento, la progettazione di nuovi interventi di sostegno culturale finanziario alla pratica musicale per tutti gli studenti italiani. Interventi promossi in attuazione delle politiche d’indirizzo del Ministero e del più generale processo di riordino degli studi musicali del nostro Paese in termini strutturali, organizzativi e di contenuto. Insomma di favorire nella sostanza una significativa presenza nelle scuole di attività di fruizione e di produzione musicale, intendendo la musica quale componente fondamentale per la formazione e la crescita dei giovani.

 Il progetto d’indagine, avviato nella primavera del 2007 è stato elaborato, organizzato e coordinato, in tutte le sue fasi, dalla Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici d’intesa con la Direzione Generale Studi e Programmazione ed in collegamento con le attività promosse dal Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica.

 

1.2  Obiettivi

Le finalità dell’indagine sono direttamente riconducibili al quadro di motivazioni appena presentato e possono essere sintetizzate come segue:

  • analizzare e valutare la presenza della prativa musicale nelle scuole di ogni ordine e grado;
  • evidenziare il patrimonio di risorse e di proposte educative connesse alla dimensione progettuale collegata alla musica della scuola dell’autonomia;
  • verificare gli aspetti caratterizzanti il fare musica insieme nella scuola italiana, il numero e la tipologia di attività musicali presenti, le loro peculiarità, gli elementi di novità ed i principali indirizzi educativi e formativi ad esse collegati:
  • verificare e valutare le motivazioni, le aspettative, le conoscenze e le competenze potenzialmente acquisibili dagli studenti in relazione alle esperienze formative realizzate;
  • verificare l’entità e la tipologia degli attori dell’esperienza musicale: studenti, docenti, figure dell’organizzazione, esperti esterni;
  • verificare e analizzare i contesti organizzativi, le azioni ed i processi che hanno facilitato la realizzazione di laboratori e di specifiche attività, i modelli organizzativi, le reti e le altre forme di collaborazione con enti ed istituzioni presenti nell’ambiente di riferimento;
  • conoscere e valutare l’entità e le caratteristiche degli spazi, delle attrezzature e dei sussidi disponibili nella scuola italiana, dalle caratteristiche dei laboratori musicali sino alla contabilizzazione della tipologia e del numero degli strumenti musicali e delle attrezzature multimediali disponibili;
  • valutare la diffusione della pratica della produzione musicale in ambiente digitale e l’entità e le caratteristiche delle attrezzature e degli spazi fisici di supporto esistenti:
  • valutare l’incidenza dei laboratori sul progetto d’istituto con particolare riferimento all’aggiornamento e alla formazione del personale in servizio, alle ricadute sull’attività curriculare;
  • verificare la gestione delle risorse finanziarie impiegate a supporto delle attività, dalle fonti di finanziamento all’entità delle risorse impiegate;
  • effettuare un’analisi del futuro della presenza della musica nella scuola italiana in termini di progettualità possibile e di prospettive di sviluppo.

Gli obiettivi del progetto dell’indagine sono stati quindi quelli di osservare, verificare, descrivere, analizzare e valutare gli esiti, tenendo conto di alcune variabili rilevate negli ambiti tematici indagati e delle loro interconnessioni. In particolare l’ampiezza dei dati disponibili ha permesso di verificare e valutare, relativamente alle diverse aree in cui è stato articolato il rapporto d’indagine, quanti segue:

In merito agli attori del processo ovvero, studenti, docenti e figure dell’organizzazione:

  • il numero e la tipologia di studenti coinvolti in attività musicali per ordine e grado;
  • il numero, la tipologia e le funzioni di docenti coinvolti in attività musicali per ordine e grado;
  • il numero di esperti coinvolti in attività di insegnamento, come referenti e in attività di formazione per ciclo d’istruzione;
  • la presenza di docenti coinvolti in attività di coordinamento o individuati come funzioni strumentali per ciclo d’istruzione;
  • la presenza di referenti interni ed esterni per ciclo d’istruzione.

 Sul fare musica a scuola:

  • la presenza e la consistenza di attività musicali realizzate stabilmente per tipologia di istituti e per tipologia di orari;
  • la tipologia di generi musicali stabilmente praticati per tipologia di istituti e per tipologia di orari;
  • la relazione delle attività praticate stabilmente con l’assetto dei laboratori, presenza di esperti esterni, azioni di rete, la tipologia di finanziamenti percepiti, ecc.

 In merito ai contesti organizzativi sono stati verificati e valutati:

  • la tipologia di istituti che realizzano attività musicali per ordine e grado;
  • la condivisione delle strutture;
  • la strutturazione delle reti per tipologie di scuole.

 Sugli spazi, attrezzature e sussidi disponibili per la realizzazione delle diverse attività:

  • la presenza dei laboratori per ciclo d’istruzione;
  • la consistenza dei laboratori per tipologia di istituto in relazione al numero di studenti;
  • la consistenza della presenza di strumenti per tipologia di istituti, analisi delle scelte effettuate dalle scuole;
  • la consistenza della presenza di attrezzature multimediali;
  • la consistenza di laboratori attrezzati per la produzione di musica mediante tecnologie digitali per tipologia d’istruzione.

 Sulla formazione degli operatori:

  • la presenza e la consistenza di attività di formazione per tipologia di istituti;
  • il numero di docenti coinvolti in attività di aggiornamento e formazione per tipologia di istituti.

 In relazione alla gestione economica:

  • la tipologia e l’entità delle risorse impegnate per tipologia di istituti.

 

1.3  Metodologia e organizzazione

L’impianto del progetto di indagine, le sue fasi di sviluppo, la scelta degli strumenti di rilevazione, della metodologia di lavoro, degli ambiti della ricognizione, della struttura della scheda di rilevazione e delle modalità di costruzione degli specifici percorsi che avrebbero orientato la descrizione dell’esistente da parte delle scuole e la successiva interpretazione dei risultati raccolti, l’insieme delle azioni collegate al progetto di indagine e alle sue linee di indirizzo, hanno tenuto conto e utilizzato, in modo integrato, vari contesti e differenti livelli di riflessione e valutazione.
Il Gruppo di lavoro costituito per la realizzazione dell’indagine presso la Direzione Generale per gli Ordinamenti scolastici, il Gruppo di lavoro di supporto all’informatizzazione del processo di rilevazione costituito presso l’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto, il Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica, esperti di pedagogia e didattica della musica, docenti e dirigenti esperti di settore, in successivi incontri dedicati, hanno svolto, ognuno per le proprie competenze, una preziosa azione di sostegno in tutte le fasi di sviluppo del progetto d’indagine.
L’azione di supporto ha riguardato all’inizio la messa a punto del progetto e in una fase più avanzata il controllo sulle linee di indirizzo e sulla validità degli strumenti di rilevazione. Successivamente ha interessato un primo livello di verifica sul processo di rilevazione e sui principali risultati acquisiti. Nell’ultima fase, invece, un gruppo ristretto di esperti di settore, tutti già coinvolti nelle precedenti fasi dell’indagine, ha avuto il compito di analizzare i principali risultati conseguiti, determinare l’impostazione della loro elaborazione e definire la struttura del rapporto finale di ricerca.
L’individuazione di una pluralità di attori, come referenti nella costruzione del progetto d’indagine, ha consentito, in tutte le fasi di sviluppo, di individuare i punti di forza e le criticità del processo attivato, a partire da diverse prospettive di lettura, e di integrare il contributo di ognuno realizzando un approccio concretamente collaborativo e cooperativo al modello di indagine.
La ricognizione e l’analisi delle attività musicali presenti in tutti gli ordini e gradi della scuola pubblica italiana hanno richiesto la scelta dell’utilizzo di una metodologia di indagine e di strumenti di rilevazione essenzialmente quantitativi. La riflessione più strettamente qualitativa sull’esperienza collegata alla musica prodotta dalle scuole sarebbe stata, invece, affidata, in via indiretta e in una fase successiva, all’ampiezza e alla varietà dei dati disponibili e ad ulteriori e possibili livelli di disaggregazione e riaggregazione degli stessi dati, effettuate in maniera mirata e tale da permettere anche un piano di valutazioni di carattere qualitativo in relazione all’entità e alla natura della presenza della musica nella scuola. È stata prevista, pertanto, un asola modalità di rilevazione dei dati, effettuata attraverso una scheda d’indagine indirizzata all’universo delle scuole statali italiane ad esclusione di quelle presenti nella Regione Autonoma della Valle d’Aosta e nelle Province Autonome di Trento e Bolzano a causa dell’assenza dei loro dati dal database delle scuole gestito dal Ministero. Il database gestito dal MIUR, infatti, non contempla la presenza dei dati delle scuole delle regioni a statuto speciale, ed ogni ipotesi formulata in merito all’acquisizione dei dati provenienti da fonti diverse e ad una loro successiva aggregazione si è arenata di fronte al rischio di generare una disparità di trattamento nella lettura finale degli esiti.
L’accesso delle scuole alla scheda d’indagine è avvenuto on_line attraverso il collegamento alla piattaforma di lavoro espressamente progettata e sviluppata per favorire la partecipazione all’indagine del maggior numero di istituzioni scolastiche e per facilitare il coordinamento delle attività di rilevazione su scala nazionale, regionale e provinciale.
Un lavoro particolarmente laborioso e complesso ha riguardato la definizione della struttura della scheda, le aree d’indagine, i contenuti e i contesti da porre al centro della rilevazione. Le domande presenti sulla scheda sono state formulate con il supporto e la mediazione, in momenti diversi, di tutti i gruppi di lavoro e degli esperti sopra menzionati. Si è tenuto conto, inoltre, del lavoro già realizzato con precedenti indagini a carattere quantitativo, rivolte a campioni mirati d’istituzioni scolastiche e di attività musicali realizzate, che avevano già individuato, valutato e classificato le pratiche maggiormente presenti nelle scuole e gli aspetti comuni e specifici caratterizzanti tali attività e, perciò, di particolare utilità ai fini del nostro lavoro.
La necessità di rilevare molti aspetti creativi e culturali ha orientato una scelta delle aree tematiche presenti nella scheda e degli indicatori di riferimento verso la presenza contigua di variabili di “struttura” e di “contesto”. Sono stati perciò raccolti dati sia sull’entità della presenza e della tipologia di infrastrutture e attività, sia sui contesti della presenza stessa della musica, dalla tipologia di orari, agli aspetti più strettamente collegati alle figure coinvolte, ai processi attivati.
In particolare, quindi, la scheda di rilevazione è stata elaborata come traccia per un’intervista aperta, rivolta a quella parte della scuole che, giorno dopo giorno, costruisce i presupposti strutturali, organizzativi e educativi perché gli studenti possano sperimentare l’esperienza di un rapporto significativo e duraturo con la pratica musicale.
I dati rilevati attraverso la scheda d’indagine hanno presentato un’ampiezza e una ricchezza tali da orientare l’analisi e la valutazione dei risultati anche in funzione prospettica. Nel redigere il piano di elaborazione ed interpretazione degli esiti si è tentato di riproporre al suo interno la più vasta gamma di “rappresentazioni dell’esperienza”, non centrandosi esclusivamente sul problema della frequenza di attività, strumenti e contesti, quanto sulla possibilità di poter cogliere per intero la ricchezza delle indicazioni espresse, anche in considerazione delle finalità delle attività stesse e dei loro possibili futuri sviluppi.

 

1.4  La scheda di raccolta dati

Le domande che hanno orientato la rilevazione e la valutazione delle attività praticare, degli attori del processo, dei contesti organizzativi, degli spazi e delle attrezzature, della formazione degli operatori, della gestione delle risorse, sono state formulate ed articolate in sei aree tematiche.
Le aree tematiche individuate nell’elaborazione della scheda d’indagine sono le seguenti:

  • dati d’istituto;
  • laboratori e attrezzature;
  • attività musicali;
  • formazione;
  • gestione economica;
  • documentazione.

 Gli item presenti nella scheda permettono di approfondire in modo strutturato gli aspetti quantitativi. Data l’ampiezza del campione non sono state formulate domante che prevedono la possibilità di risposte aperte.

Nella costruzione della scheda è stata privilegiata:

  • l’individuazione di indicatori contestualizzabili nelle diverse realtà scolastiche, nei diversi contesti territoriali ed in tutti gli ordino e gradi d’istruzione;
  • la messa a punto di uno strumento operativo che permettesse di rilevare il maggior numero di dati con il minor numero di domande, consapevoli che una scheda troppo ampia, se utilizzata sull’intero universo delle scuole italiane, avrebbe potuto scoraggiare l’accesso e la compilazione;
  • l’idea della costruzione di uno strumento di facile utilizzo ed insieme capace di restituire la ricchezza, la complessità e l’ampiezza dell’esperienza collegata alla musica presente nella scuola italiana.

 Di seguito sono presentati gli indicatori individuati nelle diverse fasi di elaborazione dello strumento d’indagine. Va sottolineato che la scheda è stata testata mediante una fase preliminare di sperimentazione durata circa un mese ed effettuata con un campione d’insegnanti di musica dei diversi ordini e gradi d’istruzione.

Dati d’istituto

In quest’area la rilevazione è stata centrata su ciò che ne determina la complessità e più precisamente:

  • situazione della scuola in relazione alla presenza della musica;
  • relazione tra numero di alunni complessivi con alunni effettivamente coinvolti in attività;
  • numero di insegnanti coinvolti in attività musicali rispetto al numero complessivo. Qui gli insegnanti sono suddivisi in più categorie rispetto alla tipologia di scuole. La formulazione dei diversi item è tale da rendere possibile identificare il numero di insegnanti coinvolti: per tipologia di scuole, per diversa tipologia di docenti relativamente alle classi di concorso e in relazione al fatto di essere coinvolti in attività musicali di curricolo o di progetto.

Laboratori ed attrezzature

In questo ambito il primo indicatore è stato la definizione di laboratorio come aula di musica attrezzata. Relativamente ai laboratori e alle attrezzature sono state rilevate.

  • la presenza;
  • la consistenza;
  • la condivisione;
  • l’utilizzo per ordini e gradi;
  • la dotazione tecnica e strumentale nel dettaglio.

Sempre in merito alla presenza di laboratori è stato dato particolare rilievo alla possibilità di evidenziare la presenza nelle scuole di laboratori, o aule di musica attrezzate, per la produzione di musica attraverso tecnologie digitali. Per questa particolare tipologia di spazi di musica attrezzati è stata rilevata la consistenza e il contesto di utilizzo.

Attività Musicali

Per le attività musicali sono stati rilevati:

  • il monte ore medio annuale dedicato alle attività musicali per ordine e grado;
  • la tipologia di attività musicali realizzate suddivise per tipologia d’orario (obbligatorio, facoltativo opzionale extrascolastico);
  • la collaborazione con altre scuole e con le istituzioni musicali presenti sul territorio;
  • la tipologia di personale coinvolto in attività di formazione (interno/esterno);
  • la presenza di referenti o coordinatori di laboratorio (interno/esterno) a supporto delle attività;
  • la presenza di attività permanenti;
  • la tipologia di generi musicali prevalentemente praticati per tipologia d’orario.

 Formazione

Indicatori individuati per l’area formazione sono stati:

  • la presenza dell’attività di formazione;
  • il numero di docenti coinvolti per ordine e grado;
  • la tipologia di formatori utilizzati.

Gestione economica

In relazione alla gestione economica è stato scelto di evidenziare:

  • la tipologia e provenienza delle risorse finanziarie impiegate;
  • l’entità delle risorse medie impegnate da un istituto a supporto delle attività musicali.

 Documentazione

Quanto alla documentazione, infine, il dato è stato acquisito senza l’obiettivo di dare valenza statistica a quanto rilevato, ma con la finalità di un suo utile impiego a supporto di azioni programmate su scala locale quali ad esempio:

  • verifica della produzione documentale e della presenza web d’ogni singolo istituto;
  • costruzione di databese ragionati della produzione creativa realizzata dalle scuole;
  • possibilità di individuare le realtà d’eccellenza.

 

  1.5  La risposta delle scuole

L’attività di rilevazione all’interno del portale dedicato è stata avviata ufficialmente il 9 novembre 2007.
All’apertura del portale si è subito riscontrata una significativa movimentazione dei dati, che da sola segnalava come le procedure di accredito e immissione non destassero particolari difficoltà e, soprattutto, come l’iniziativa fosse percepita dalle istituzioni scolastiche come un segnale d’attenzione, su questa tematica, da molto tempo atteso. L’indagine ha costituito per le scuole l’occasione di evidenziare l’interesse degli studenti per l’incontro con la pratica musicale e, insieme, l’opportunità di accedere ad una vetrina in cui rendere visibili e riconoscibili strutture e strumentazioni realizzate/acquisite dalle scuole a supporto delle attività musicali, tipologie d’attività realizzate, articolazione degli interventi nei piani dell’offerta formativa, scelte organizzative e fonti di finanziamento utilizzate; insomma l’intero sforzo progettuale ed organizzativo espresso dalla scuola dell’autonomia a supporto della crescita della cultura musicale degli studenti del nostro Paese.
Estremamente positiva in questa fase è stata la presenza su tutto il territorio nazionale della rete di Referenti regionali e provinciali che ha costantemente monitorato e assistito le scuole nelle operazioni di compilazione della scheda d’indagine ed in quelle di modifica/integrazione dei dati già inseriti.
Gli stessi referenti hanno inoltre effettuato una prima lettura di tutte le schede compilate ed una validazione di congruità dei dati inseriti. Un lavoro molto impegnativo la cui utilità, ai fini del risultato finale conseguito, va considerata come assolutamente rilevante. L’intera rilevazione ha beneficiato di una sola proroga da parte della Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici ed è stata ultimata il 31 gennaio 2008, a distanza di soli due mesi e mezzo dal suo avvio, altro dato da evidenziare come risultato non ordinario per un’indagine nazionale. Volendo riassumere sinteticamente i fattori che hanno determinato il successo dell’indagine e l’entità dei risultati conseguiti possiamo considerare come elementi chiave del processo attivato e della qualità dei risultati raggiunti i cinque elementi guida sui quali è stato costruito l’impianto dell’indagine e quello della piattaforma dedicata:

  • coordinamento;
  • rete;
  • accessibilità;
  • condivisione;
  • trasparenza.

 A conclusione dell’indagine le scuole d’ogni ordine e grado che hanno partecipato alla rilevazione risultano essere state 8.296 su 10.912, pari, perciò, al 76% del totale delle scuole italiane.
È un dato, questo, dell’accesso all’indagine, molto significativo e sicuramente superiore allo standard ordinario di altre rilevazioni promosse dal Ministero e relative alla conoscenza e alla valutazione di presenza di laboratori e/o di specifiche attività realizzate dalle scuole su scala nazionale.
Altro dato estremamente indicativo è la distribuzione dell’accesso all’indagine registrata su scala locale. In 7 regioni su 18 la percentuale d’accesso raggiunta è stata pari o vicina al 100%, quattro regioni presentano un accesso che supera l’80%, ancora in altre quattro viene superato il 70% e solo 3 regioni presentano percentuali d’accesso inferiori al 70%, rispettivamente del 68%,del 59% e del 45%.
Nell’elaborazione dei dati per Bergamo e provincia si è ritenuto opportuno, per una lettura più precisa, inserire, la dove vi era la necessità, anche i dati di riferimento nazionali.

 Figura 1  Copertura indagine per tipologia d’istituto dati nazionali

 

Tot. Istituti

 

compilate

 

incomplete

 

non compilate

I. Comprensivi

3.583

3.029

85%

36

1%

518

14%

C. Ditattici

2.496

1.975

79%

24

1%

497

20%

Sec. di  I

1.546

1.249

18%

17

1%

280

18%

I. Superiori

1.020

649

64%

10

1%

361

35%

Licei

870

590

68%

10

1%

270

31%

I. Tecnici

800

461

58%

10

1%

329

41%

I. Professionali

459

262

57%

6

1%

191

24%

I. d’Arte

93

54

58%

0

0%

39

42%

Licei Artistici

45

27

60%

0

0%

18

40%

 

10.912

8.206

76%

113

1%

2.503

23%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



L’indagine nelle scuole di Bergamo

Per quanto riguarda la realtà di Bergamo e provincia va detto che tutte le scuole statali di ogni ordine e grado hanno risposto all’indagine; il 100% dei 147 istituti bergamaschi. Un risultato che ci pone al pari di poche altre province italiane.

Figura 2  Copertura indagine per tipologia d’istituto per Bergamo e provincia

 

Tot. Istituti

 

compilate

 

incomplete

 

non compilate

I. Comprensivi

92

92

100%

0

 

0

 

C. Didattici

7

7

100%

0

 

0

 

Sec. di  I

4

4

100%

0

 

0

 

I. Superiori

21

21

100%

0

 

0

 

Licei

8

8

100%

0

 

0

 

I. Tecnici

9

9

100%

0

 

0

 

I. Professionali

5

5

100%

0

 

0

 

I. d’Arte

0

0

0%

0

 

0

 

Licei Artistici

1

1

100%

0

 

0

 

 

147

147

100%

0

 

0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figura 3   quadro generale degli studenti iscritti nelle scuole di Bergamo e provincia

 

Studenti iscritti nelle scuole di Bergamo e provincia

Totale studenti iscritti

121.370

 

 

Scuola primaria

81.739

Scuola secondaria

39.631

 

 

Infanzia

9104

Primaria

46.091

Secondaria I grado

26.544

 

 

Licei

14363

Istituti tecnici

14999

Istituti professionali

8685

Istituti d’arte

1584

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1.6  Gli studenti

La tipologia dell’indagine relativa agli studenti, abbraccia un ampio arco d’età dello sviluppo che va dai 3 ai 19 anni. Un periodo lungo di scolarizzazione nel corso del quale i ragazzi compiono enormi mutazione psicofisiche, cognitive e socioaffettive. Un panorama di crescita accompagnato da esperienze musicali che il contesto educativo scolastico si fa carico di far maturare nei processi d’apprendimento. Una varietà di realtà legate all’età i cui bisogni, interessi, vocazioni, aspettative, sono estremamente diversificati.

Figura  4   Alunni coinvolti in attività musicali dati nazionali

 

Ordine/grado

 

n. alunni

 

alunni coinvolti

 

coinvolti %

Infanzia

783.764

420.307

53,6%

Primaria

2.110.741

1.473.888

69,8%

Sec. I

1.346.663

1.346.663

100,0%

I ciclo

4.241.168

3.240.858

76,4%

Licei

731.862

80.376

11,0%

Tecnici

510.345

10.046

2,0%

Professionali

309.057

8.996

2,9%

Artistici

53.695

2.010

3,7%

II ciclo

1.604.959

101.428

6,3%

totale

5.846.127

3.342.286

57,2%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I dati nazionali ci dicono che il 57,2% degli alunni delle scuole italiane è coinvolto in attività d’educazione musicale. Più della metà degli studenti ha quindi la possibilità di fare esperienze musicali, nella duplice articolazione di fruizione e di produzione, rispondendo quindi compiutamente all’esigenza di considerare la musica una componente essenziale della formazione culturale complessiva di tutti i cittadini.
Ma forse il dato globale in sé rischia di non dare un quadro esatto della situazione, in particolare se si tiene conto che gli ordinamenti e i programmi didattici del I ciclo prevedono da tempo la presenza dell’educazione musicale, pur con denominazioni diverse, mentre nei programmi e negli ordinamenti delle scuole del II ciclo la musica è di fatto quasi del tutto assente.

Figura  5  Alunni coinvolti in attività musicali dati Bergamo e provincia.

 

Ordine/grado

 

n. alunni

 

alunni coinvolti

 

coinvolti %

Infanzia

9.104

5.687

62,46 %

Primaria

46.091

36.362

78,89 %

Sec. I

26.544

23.412

88,20 %

I ciclo

81.739

65.461

80,08 %

Licei

14.363

1.073

7,47 %

Tecnici

14.999

432

2,88 %

Professionali

8.685

335

3,85 %

Artistici

1.584

40

2,52 %

II ciclo

39.631

1.880

4,74 %

totale

121.370

67.341

55,48 %

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In ambito nazionale, per quanto riguarda il I ciclo vi è subito da dire che gli alunni della secondaria di I grado sono stati considerati tutti coinvolti, in quanto la musica è prevista nell’ordinamento orario con docenti specifici; è presumibile quindi che tutti gli alunni partecipino alle lezioni di musica.
Si segnala, sempre in ambito nazionale, che nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, circa 1.900.000 alunni su 2.900.000 il 65,5% sono coinvolti in attività musicali di vario genere.
Sappiamo tutti quale importanza rivesta la musica in questi ambiti scolastici e i dati, pur se letti con ottica positiva, ci dicono che ancora molto vi è da lavorare per arrivare progressivamente ad un auspicabile coinvolgimento del 100% degli alunni.
Nel II ciclo invece sappiamo che nella maggior parte degli ordinamenti la musica non è prevista, salvo quanto è rimasto in alcuni indirizzi liceali che hanno inglobato gli insegnanti di musica degli ex istituti magistrali dove leggiamo un 11%. Altro dato significativo: in queste scuole la maggior parte delle attività è svolta in orario non curricolare, mentre diverse attività vengono fatte su iniziativa autonoma degli studenti.
 
Per quanto riguarda i dati della nostra provincia, occorrerebbe una puntuale verifica in merito a quanto dichiarato dalle scuole secondarie di I grado (scuola media); infatti, non sembrerebbe spiegabile il dato riferito che indica 23.412 su 26.544 (88,20%) di alunni coinvolti in attività musicali perché, come abbiamo detto in ambito nazionale, tutti gli alunni della secondaria di I grado dovrebbero essere coinvolti in attività musicali, come prevede l’ordinamento.
Tuttavia, sempre per quanto riguarda il I ciclo, le percentuali sono più alte rispetto alla media nazionale; leggermente sotto la media invece i dati relativi alle scuole superiori.

 

I Docenti

L’indagine si occupa qui dei dati riferiti ai docenti dei vari ordini e gradi di scuola.
Un categoria questa molto variegata e caratterizzata da differenze anche rilevanti sotto vari aspetti. Vi è una forte differenziazione di “ruoli” data dal maggiore o minore grado di specificità disciplinare all’interno delle proprie figure di docente. In un quadro così articolato e sulla base di quanto dichiarato dalle scuole, si è voluto conoscere quanti docenti sono impegnati in attività musicali distinguendo tre categorie;

  • docenti impegnati in attività sistematiche di curricolo
  • docenti coinvolti in attività musicali sistematiche di progetto
  • docenti dei corsi ad indirizzo musicale (classe di concorso A77 per la scuola secondaria di I grado e docenti di strumento musicale utilizzati ai sensi della legge 270/82 art. 15 nella scuola secondaria di II grado.

I dati relativi al numero docenti in generale, al numero docenti curricolo della scuola secondaria di I grado e al numero docenti di strumento per la secondaria di I grado e per i licei sono stati desunti dal database de sistema meccanografico del Ministero (EDS – organico di diritto 2007 – 2008) mentre i dati sul numero dei docenti impegnati in attività curricolari della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e dei licei, nonché il numero docenti coinvolti in attività musicali sistematiche di progetto sono stati forniti dalle scuole.
Confrontando i dati nazionali con i dati della nostra provincia, si nota subito come da noi le percentuali siano nettamente al di sotto della media nazionale. Unica variante in positivo riguarda la percentuale di docenti impegnati in attività di curricolo nella scuola secondaria di I grado 5,88% contro il 5,5% della media nazionale.
Altro dato rilevante riguarda il curricolo del I ciclo: nella media nazionale quasi 1 docente su 4 è impegnato in tali attività, mentre da noi la percentuale risulta essere esattamente la metà.

Figura 6 docenti coinvolti in attività curricolari, in attività di progetto e in attività di insegnamento di uno strumento. Dati nazionali.

Ordine e grado

n. docenti

Attività curricolo

Attività progetto

Attività strumento

% curricolo

% progetto

% strumento

Infanzia

68.958

23.448

4.699

0

34,0%

6,8%

0,0%

primaria

203.264

60.149

14.096

0

29,6%

6,9%

0,0%

Sec. I

136.393

7.509

4.878

3.502

5,5%

3,6%

2,6%

I ciclo

408.615

91.106

23.673

3.502

22,3%

5,8%

0,9%

Licei

51.986

*

1.075

*

*

2,1%

0,7%

Tecnici

49.987

*

461

*

*

0,9%

0,0%

Professionali

29.523

*

167

*

*

0,6%

0,0%

Artistici

5.615

*

107

*

*

1,9%

0,0%

II ciclo

137.111

291

1.810

341

0,2%

1,3%

0,2%

 

545.726

91.397

25.483

3.843

16,7%

4,7%

0,7%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

nella raccolta dei dati nazionali per la scuola superiore, non è specificato il numero dei docenti dei singoli indirizzi, ma solo il risultato totale.

Figura 7  docenti coinvolti in attività curricolari, in attività di progetto e in attività di insegnamento di uno strumento. Dati per Bergamo e provincia


Ordine e  grado

n. docenti

Attività curricolo

Attività progetto

Attività strumento

% curricolo

%
progetto

% strumento

Infanzia

790

234

41

0

29,62%

5,19%

0,0%

Primaria

4.310

504

222

0

11,69%

5,15%

0,0%

Sec. I

2.671

157

68

36

5,88%

2,55%

1,35%

I ciclo

7.771

895

331

36

11,52%

4,26&

0,46%

Licei

996

13

26

0

1,31%

2,61%

0,0%

Tecnici

1365

0

9

0

0,0%

0,66%

0,0%

Professionali

751

0

3

0

0,0%

0,40%

0,0%

Artistici

147

0

2

0

0,0%

1,36%

0,0%

II ciclo

3.259

13

40

0

0,40%

1,22%

0,0%

 

11.030

908

371

36

8,22%

3,36%

0,33%

 
Nell’ambito dell’autonomia didattica e in coerenza con le linee del Piano dell’Offerta Formativa ( POF) ogni Istituto organizza e propone “progetti” finalizzati ad ampliare, approfondire, integrare le conoscenze e le esperienze curricolari. Anche per quanto riguarda l’esperienza musicale, molte scuole organizzano progetti specifici, sia in orario curricolare che extracurricolare. È quindi logico che per la realizzazione dei progetti si preveda un’attribuzione di compiti specifici ad alcuni insegnanti.
I dati raccolti non ci dicono però se i docenti impegnati nei progetti sono in parte gli stessi che si occupano del curricolo.

Ancora, esaminando i dati relativi al II ciclo, dal momento che nella maggior parte delle scuole non è prevista la musica nel curricolo, le attività e quindi i docenti coinvolti, sono maggiormente presenti con la modalità del progetto.
I dati relativi a questo grado di scuola, ci portano a fare alcune considerazioni importanti:

  1. a fronte di un certo numero di attività comunque presenti nelle scuole secondarie, i docenti impegnati in attività sia curricolari, sia su progetti e per l’insegnamento dello strumento, sono una minoranza in rapporto alla totalità dei docenti, tenendo conto che la loro presenza è concentrata esclusivamente nei licei. (fig. 2.1).
  2. proprio perché la musica è di fatto assente dagli ordinamenti curricolari delle scuole, il maggior numero di docenti è impegnato nei progetti. Questo significa che non necessariamente tali docenti sono docenti di musica, ma spesso sono docenti di altre discipline che hanno una qualche competenza musicale o anche solo sono “appassionati” di musica e progettano e programmano specifici interventi musicali, o coordinano le attività che vengono realizzate col contributo di esperti esterni.

È palese la necessità da un lato di potenziare la formazione di docenti di musica da impegnare nelle scuole secondarie superiori, e dall’altro di portare a compimento le riforme degli studi musicali con l’attivazione dei Licei Musicali, senza i quali rimane un vuoto incolmabile tra la formazione iniziale dei corsi ad indirizzo musicale della scuola secondaria di I grado e i corsi superiori dei Conservatori di Musica.


1.8  Laboratori e attrezzature

A livello nazionale gli istituti che complessivamente hanno risposto positivamente alla domanda “ L’istituto dispone di propri laboratori musicali?” sono in media quasi il 40% con punte anche oltre il 70 %.
I dati restituiscono una presenza significativa d’istituti che dichiarano di possedere un laboratorio presso le proprie sedi. A livello nazionale sono 2.405. Altri 1283 istituti dichiarano di avere da 2 a 4 laboratori, mentre 70 istituti dichiarano di averne addirittura più di 5, presumibilmente distribuiti nei diversi plessi.

La collocazione di questo tipo di risorsa all’interno delle istituzioni sembra indicare una presenza in rete che pone il laboratorio al servizio di più plessi/sedi afferenti ad una stessa istituzione scolastica e al servizio anche di diversi gradi e ordini di scuola.
Il laboratorio musicale inteso quale “aula di musica” dovrebbe essere presente in almeno ogni plesso scolastico nel cui grado d’istruzione sia prevista la disciplina musica a livello curricolare.

In almeno il 95% dei casi, le scuole dichiarano che l’utilizzo dei laboratori coinvolge perlopiù gli alunni delle scuole secondarie di I grado. È un dato questo che, se pur scontato (in ogni scuola secondaria di I grado vi è la presenza strutturale della disciplina musica ), è comunque testimonianza di uno spazio curricolare che la musica è riuscita a conquistarsi, guadagnando nel corso degli ultimi tre decenni concreti spazi per una sempre più ampia fruizione.

Altro dato da porre all’attenzione è la distribuzione dei laboratori all’interno dei vari ordini scolastici della fascia liceale.
Questo anche in vista della pianificazione futura per questo segmento formativo che, oltre ad una cultura musicale maggiormente diffusa anche attraverso la pratica, dovrà considerare attentamente anche le specificità dei licei musicali.

Gli strumenti musicali

Gli strumenti musicali costituiscono una fonte di lettura preziosa della presenza della musica nella scuola. Rappresentano una sorta di “mediatori culturali” fra la realtà musicale scolastica attuale e il lungo processo evolutivo nel corso degli anni dall’attuazione dei Decreti Delegati del 31-05-1974 e successivamente nel 1999 col DPR 275 (Regolamento dell’Autonomia Scolastica).
L’analisi tiene conto dei “possibili criteri”di lettura o anche di interpretazione della presenza degli strumenti musicali nella scuola, basandosi su conoscenze acquisite in modo scientifico in ordine alla fenomenologia dell’esperienza sonora che interessa il bambino fin dalla nascita, e i processi di trasmissione/condivisione dell’esperienza stessa in contesti formalizzati e non.
Nelle risposte delle scuole, un dato significativo ma che sarebbe tutto da verificare, riguarda la presenza di “strumenti informali autocostruiti”, dichiarata su scala nazionale da più del 20% degli istituti che hanno risposto, mentre nella nostra provincia la percentuale è del 30,6%, percentuale peraltro che interessa esclusivamente il I ciclo d’istruzione.
Se da un lato essa può essere considerata una risposta compensativa alla carenza di risorse per l’acquisto di strumenti “veri”, dall’altra è vero anche che la ricerca sonora sulle fonti sia invece parte integrante di percorsi esplorativi con i suoni che caratterizza non solo il primo approccio con la musica fin dalla più tenera età, ma anche uno stadio più evoluto che può interessare tanto alcuni processi compositivi quanto l’indagine più propriamente culturale intorno agli strumenti, alle loro origini e alla loro presenza quale portatori di significati simbolici spesso ben celati nella forma dello strumento, nelle sue decorazioni, nello stesso suono e nei suoi modi di produzione.
Va anche ricordato che hanno esercitato una positiva influenza anche le avanguardie storiche del ‘900 nel campo della musica colta che, soprattutto attraverso gli strumenti a percussione, hanno saputo promuovere il “rumore” (suono non immediatamente musicale) a materia viva da esplorare e perciò consentire la generazione di nuovi linguaggi.
Le percussioni – idrofoni e membranofoni – coprono più del 70% degli strumenti utilizzati nella scuola italiana. È una categoria questa (strumenti “etnici” – “strumentario Orff” – e strumenti più tipicamente “accademici” come timpani, vibrafono, ecc, ) di non facile collocazione perché non codificabile in modo rigoroso e, visto il costo di alcuni tipi di questi, andrebbe verificato l’effettivo utilizzo.
Per quanto riguarda gli strumenti “accademici” l’indagine ha richiesto agli istituti di precisarne il numero perché questa presenza strumentale si presumeva dovesse far capo ad una delle quattordici classi strumentali A077, per ciascuna delle quali è previsto un apposito insegnamento.
E appunto in questo ambito risulta che nelle scuole italiane vi sarebbero 18.000 strumenti a percussione, di cui 16.000 nel I ciclo e solo 1000 negli istituti superiori.
Ultima considerazione; per quanto strano e/o paradossale, sfugge al computo complessivo dell’indagine il presumibile gran numero di batterie (drum_set) che sappiamo invece ben presente nel mondo della scuola.

Altro dato significativo è la presenza degli strumenti elettronici. Il 70% solo nel I ciclo.
Questo è dato sicuramente dalla rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi 2 decenni. Ormai tutte le scuole italiane possiedono almeno uno di questi strumenti.

E ancora, flauti e percussioni a parte, la scuola italiana è “appiattita” su un piccolo gruppo di strumenti: chitarra, pianoforte, violino, clarinetto.
Le ragioni sono anche in questo caso da ricercare a livello ordinamentale. Sono strumenti questi, ai quali si è fatto riferimento all’apertura delle sezioni ad indirizzo musicale che, per essere attivate necessitano di almeno 4 strumenti diversi all’interno dei quali le famiglie degli alunni al momento della scelta possono optare.

 Le attrezzature

Per attrezzature si intendono quei sistemi di riproduzione sonora e non (vedi tabella) che da anni ormai fanno parte integrante negli usi della società e, conseguentemente, sono presenti anche nella scuola.
Dall’indagine sono però esclusi i sistemi informatici, computer, ecc). I dati nella figura sottostante relativa alla provincia di Bergamo, sono in linea con i dati nazionali e indicano una copertura che, per diverse tipologie di attrezzature si attesta mediamente ben al di sopra del 60%.
È interessante osservare come il versante tecnologico dell’esperienza sonora, proprio grazie ai sistemi multimediali, costituisca oggi un eccezionale ponte tra i diversi linguaggi espressivi. Oltretutto questo aspetto è sottolineato anche nelle indicazioni nazionali per il curricolo.  Nel campo della comunicazione umana, nel nostro caso nella scuola, a tale sussidio è affidato un ruolo strategico che l’insegnante deve saper porre al servizio della propria azione educativa.

Figura  8  attrezzature multimediali presenti nei laboratori o comunque disponibili per le attività    musicali  dati Bergamo e provincia

 

I ciclo

II ciclo

Totale

Impianto hi-fi

88

85,4%

15

34,0%

103

70,0%

Registratore audio

81

78,6%

22

50,0%

103

70,0%

Lettore CD- DVD

95

92,2%

24

54,5%

119

80,9%

Videoregistratore

85

82,5%

22

50,0%

107

72,7%

Telecamera

61

59,2%

17

38,6%

78

53,0%

Impianto di amplificazione

84

81,5%

19

43,1%

103

70,0%

 

I dati ci dicono che a livello nazionale la presenza delle diverse tipologie di attrezzature si attesta intorno all'80% con punte sopra il 90% nel I ciclo, e intorno al 50% nel II ciclo. Pur essendo dati assulutamente posiviti nella scuola primaria, rimane un vuoto incolmabile nella scuola superiore. Ulteriore dato significativo è la presenza di apparecchiature per la "registrazione" audio. La loro disponibilità è indice di un rapporto con li tecnologie e a col tempo maturato l'idea dell'apparecchiatura quale " mezzo" musicale che si colloca tra la produzione e la ri-produzione.

I dati della nostra provincia, in linea con i dati nazionali, confermano tale tendenza.

1.9  Attività musicali

Fare musica: come, dove e con chi.

Una ben consolidata caratteristica della scuola italiana è la sinergia tra scuola e territorio. Sempre più frequentemente si riscontrano nei documenti istituzionali e nella pratica quotidiana, azioni che mettono in relazione programmi e progetti didattici con le risorse umane e con iniziative del proprio contesto socioculturale.
Si crea così un circolo virtuoso nei vari ambiti disciplinari tra docenti e altre figure professionali che, operano nel mondo della cultura, dell’arte, del lavoro.
Inoltre provvedimenti normativi sull’autonomia scolastica (DPR 8 marzo 1999 n. 275), hanno permesso un facile e produttivo coinvolgimento di esperti esterni.
L’indagine ha voluto quindi verificare quali siano gli “attori” coinvolti nelle diverse attività; collaboratori, esperti esterni. Si è cercato di conoscere l’entità di tali figure _ referente, coordinatore, funzione strumentale _ e i dati relativi alle figure dei “formatori”, se docenti dell’istituto, docenti di altri istituti, esperti esterni.

Monte ore

In questo capitolo si è posto il quesito in ordine al monte ore medio annuale programmato per le attività musicali.

Figura  9  Monte ore medio annuale per classe dati nazionali

Monte ore medio annuo

Infanzia

16,9

Primaria

29,3

Secondaria I

54,9

Licei

5,2

Tecnici

1,5

Professionali

1,5

Artistici

0,2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figura  10   monte ore  dati  Bergamo e provincia

Monte ore medio annuo

 

Meno di 33

33

66

+ di 66

Altro

Media

Infanzia

9

16

8

0

4

39

Primaria

15

37

28

2

1

43

Secondaria I

2

2

46

32

3

66

Licei             *

0

0

3

1

1

42*

Tecnici         *

1

0

0

0

1

32*

Professionali*

1

0

0

3

0

62*

Artistici       *

0

0

1

0

0

66*

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

* le medie degli istituti superiori sono da leggere in rapporto all’esiguo numero degli istituti in cui è presente l’attività musicale.

Le tabelle illustrano il profilo degli investimenti sul fare musica da parte della scuola. La tendenza che si registra è segnata da un crescendo d’impegno formativo che, dalla scuola dell’infanzia, va aumentando fino alla scuola secondaria di I grado per poi crollare inesorabilmente. Si tratta perlopiù di risorse che le scuole garantiscono quale offerta formativa anche in virtù del grado di curricolarizzazione della disciplina previsto a livello ordinamentale. Testimonianza di questa tendenza è la quantità media di ore annuali dichiarata dalle ex scuole medie (54 ore per classe) che, dopo la riorganizzazione oraria prevista dalla legge 53/2003, si colloca 12 ore sotto le potenziali 66 ore annue di cui ogni classe potrebbe e dovrebbe beneficiare (2 ore settimanali per 33 settimane). Ad una prima lettura potrebbe sembrare perfino confortante il dato delle scuole primarie le quali dichiarano di dedicare circa un’ora settimanale per ogni classe (29 ore annuali). C’è da dire che in questa tipologia di scuola, spesso le maestre si fanno carico di promuovere iniziative musicali pur in mancanza di specifiche competenze disciplinari. Quindi, gran parte delle attività promosse fino al termine della scuola primaria si basa sul personale entusiasmo dei docenti, oppure ci si serve di competenze aggiuntive cercate esternamente tramite operatori musicali che operano a progetto. Si tratta comunque di un numero di ore senza dubbio ben al di sotto del fabbisogno formativo ideale, e ben al di sotto della media di molti paesi europei dove, esempio l’Ungheria, i bambini della scuola di base possono contare su almeno mezz’ora di attività musicali al giorno, pari ad un monte ore di quasi 100 annue, vale a dire almeno il triplo di quello rilevato in Italia.

Attività proposte

Figura 11  attività dichiarate in % sul n. di scuole rispondenti  dati nazionali

I ciclo

II ciclo

98%

53%

 

Figura 12  distribuzione delle varie tipologie di attività dichiarate dalle scuole nei tre tipi di orario  ( % sul totale delle risposte date ) dati nazionali

 

I ciclo

II ciclo

Orario obbligatorio

65%

12%

Orario facoltativo-opzionale

17%

57%

Orario extrascolastico

18%

31%

 

Figura 13  quali attività sono proposte e in quale orario I ciclo dati Bergamo e provincia

 

Orario obbligatorio

      

Orario facoltativo opzionale

 

Orario extrascolastico

 

Inf

Pri

S I°

tot

Inf

Pri

S I°

tot

Inf

Pri

S I°

tot

Alfabetizzazione

31

74

78

183       

0

9

12

21

0

2

2

4

Pratica musicale

10

67

86

163

3

21

60

84

0

5

18

24

Canto

39

81

78

198

3

19

29

51

1

6

5

12

Ascolto guidato e analisi

15

57

88

160

1

7

15

23

0

0

1

1

Musica elettronica

1

2

19

22

1

3

19

23

0

1

3

4

Danza musica movimento

21

43

18

82

0

14

12

26

0

2

3

5

Attività di composizione

0

2

17

19

0

2

7

9

0

0

2

2

Rassegne concertistiche

1

5

23

29

0

4

19

23

0

4

18

22

Att.finalizzate all’integrazione dell’handicap

6

23

22

51

1

4

7

12

0

1

2

3

Corsi di M per genitori

0

0

1

1

0

0

1

1

0

2

6

8

Att. organizzate dagli studenti

0

2

5

7

0

0

3

3

0

2

4

6

 

Un primo dato osservabile riguarda le percentuali di attività dichiarate a livello nazionale, dal quale emerge il diverso grado di curricolarizzazione. Infatti dalle risposte date dalle scuole del I ciclo emerge una percentuale chi sfiora il 100%, mentre è appena sopra il 50% per il II ciclo. La risposta complessiva indica una percentuale media in entrambe i cicli del 65%. Va tenuto comunque conto del grado di curricolarizzazione che interessa particolarmente il I ciclo e la quasi assenza della musica nel curricolo della secondaria di II grado.
Per quanto riguarda la nostra provincia i dati rispecchiano nelle linee generali l’andamento dei dati nazionali. I quadri sinottici ci danno le indicazioni dettagliate delle attività nelle tre fasce orarie.

Figura 14 quali attività sono proposte e in quale orario  II ciclo dati Bergamo e provincia

 

Orario obbligatorio

 

Orario facoltativo opzionale

 

Orario extrascolastico

 

Lic

Tec

Pro

Art

tot

Lic

Tec

Pro

Art

tot

Lic

Tec

Pro

Art

tot

Alfabetizzazione

2

1

1

0

4

1

0

0

0

1

0

0

0

0

0

Pratica musicale

3

0

2

0

5

3

0

0

0

3

1

3

0

1

5

Canto

4

0

3

0

7

2

0

0

0

2

2

4

1

1

8

Ascolto guidato e analisi

4

0

2

0

6

0

0

0

0

0

2

2

0

0

4

Musica elettronica

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

3

1

0

4

Danza musica movimento

1

0

2

1

4

2

1

0

0

3

1

2

0

1

4

Attività di composizione

1

0

0

0

1

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

Rassegne concertistiche

1

2

0

0

3

0

1

0

0

1

2

1

0

0

3

Att. finalizzate all’integrazione dell’handicap

1

0

0

1

2

0

0

0

0

0

0

0

0

1

1

Corsi di M per genitori

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

Att. organizzate dagli studenti

1

1

1

0

3

1

1

0

0

2

4

4

3

1

12

 

Va sicuramente registrato il dato dell’autonomia delle singole scuole nella scelta delle soluzioni che probabilmente si ritengono più adatte per rispondere ai bisogni locali.

Le attività permanenti

Si è voluto in questo capitolo fa emergere il dato relativo alla stabilizzazione di determinate attività mediante la costituzione di veri e propri ensemble vocali e/o strumentali.
Il dato che emerge a livello nazionale dice che vi sono 2.667 cori e 1443 orchestre scolastiche. Senza dubbio un dato positivo, anche in considerazione del fatto che in Italia vi è la presenza di almeno 2.000 sezioni di scuole secondarie di I grado d indirizzo musicale, e ancora che vi sono circa 600 gruppi strumentali dediti al repertorio classico.

Ci permettiamo a questo punto alcune personali considerazioni e anche qualche “legittima” riserva, in quanto occorrerebbe qui una puntuale verifica: se è vero che le scuole indichino 2.667 cori, verrebbe da chiedersi se per “Coro” si intende anche la classe che ogni tanto, a seconda della discrezionalità della maestra del I ciclo o dell’insegnante di musica della scuola media, si raduna in modo più o meno estemporaneo ed improvvisa un breve canto, magari anche a più voci. L’esperienza ci dice che un Coro che si voglia identificare come tale, deve essere strutturato partendo da una programmazione che segua pedissequamente un percorso.
Troppe volte si sentono i nostri bambini raccontare esperienze scolastiche legate al fare “Coro” che poco o nulla hanno a che fare col termine “Coro” così come tutti noi l’intendiamo. E la stessa logica potrebbe essere applicata anche al resto.
Per contro può essere vero anche il contrario; vi sono realtà che rappresentano l’eccellenza e magari faticano a mettersi in luce, ad esternare il proprio operato; e anche qui le ragioni sono da ricercare in molteplici realtà. Tuttavia, la musica riveste un ruolo di accentramento, di catalizzazione, in cui il gruppo, sia esso un Coro o un gruppo strumentale, rappresenta una sorta di “comunità”, favorendo il realizzarsi di complessi processi di identificazione e aggregazione, consentendo la promozione della scuola nel suo insieme e la coesione sociale.
Dai  dati del panorama nazionale osserviamo che la Sicilia dichiara circa un totale di 1.000 formazioni musicali, seguita dalla Puglia con 800 formazioni e dalla Campania con più di 700 delle 7.528 dichiarate complessivamente da tutte le scuole d’Italia. Un dato che può sembrare anomalo, ma che pare invece collegato alle ingenti risorse aggiuntive assegnate nell’arco degli ultimi 10/15 anni, con i vari PON (Programmi Operativi Nazionali), a progetti che hanno affidato alla musica un ruolo strategico anche ai fini del recupero sociale in quelle regioni.
Un altro dato degno di nota risulta essere il grado d’incidenza della presenza di sezioni ad indirizzo musicale nella secondaria di I grado rispetto al numero di formazioni musicali dichiarate.

Figura 15  formazioni musicali nel I ciclo in rapporto alla presenza di sezioni ad indirizzo musicale (SMIM) dati nazionali 

 

 

SMIM

 

Non SMIM

tot
I ciclo

tot. II ciclo

tot
generale

Coro

436

19,3%

1.821

80,7%

2.257

410

2.667

Orchestra della scuola

703

52,4%

639

47,6%

1.342

101

1.443

Gruppo str. m. classica

236

46,8%

268

53,2%

504

95

599

Gruppo str. pop/rock

83

24,7%

253

75,3%

336

322

658

Gruppo str. folk/etnico

59

25,0%

177

75,0%

236

60

296

Band elettronica

4

26,7%

11

73,3%

15

16

31

Teatro musicale/musical

191

20,3%

748

79,7%

939

216

1.155

Gruppo danza

91

17,1%

440

82,9&

531

148

679

Totale

1.803

29,3%

4.357

70,7%

6.160

1.368

7.528

 

Figura 16  formazioni musicali nel I ciclo in rapporto alla presenza di sezioni ad indirizzo musicale (SMIM) dati Bergamo e provincia

 

 

SMIM

 

Non SMIM

tot
I ciclo

tot II ciclo

tot
generale

Coro

3

18,7%

12

13,7%

15

6

21

Orchestra della scuola

8

50,0%

17

19,5%

25

3

28

Gruppo str. m. classica

4

25,0%

7

8,0%

11

1

12

Gruppo str. pop/rock

4

25,0%

8

9,1%

12

5

17

Gruppo str. folk/etnico

0

0,0%

0

0,0%

0

1

1

Band elettronica

0

0,0%

0

0,0%

0

0

0

Teatro musicale/musical

3

18,7%

8

9,1%

11

1

12

Gruppo danza

1

6,2%

2

2,2%

3

3

6

Totale

23

143,7%

54

62,0%

77

20

97

 

Spicca su tute la percentuale delle scuole del I ciclo ad indirizzo musicale: il dato è spiegabile dal fatto che in uno stesso istituto siano attivate più di una formazione musicale permanente.
Anche in questo caso gioca un ruolo importante il dato dell’autonomia delle singole scuole nella scelta delle soluzioni che si ritengono più adatte per rispondere ai bisogni locali.

I generi

In questo paragrafo relativo al fare musica l’indagine prende in esame i generi musicali prevalentemente praticati.

Figura 17 generi musicali praticati % dati nazionali e per Bergamo e provincia

 

Generi

 

%
dati nazionali

 

Or. Obbligatorio
Bergamo e provincia

 

%

Or.
 Facoltativo
Bergamo e provincia

 

%

Or. Extracurr
Bergamo e provincia

 

%

Classica

30%

 

99

67,3

51

34,7

27

18,3

Etnica/folklorica 

20%

 

44

30,0

28

19,0

6

4,0

Jazz

5%

 

24

16,3

20

13,7

5

3,4

Rock

9%

 

34

23,1

21

14,2

13

8,9

Popular

19%

 

42

29,0

28

19,0

8

5,4

Musical

10%

 

15

10,2

0

0,0

5

3,4

Spiritual/gospel

5%

 

11

7,48

7

4,8

5

3,4

M. elettronica

2%

 

4

2,8

4

2,8

3

2,0


l’evidente disparità di alcuni valori in percentuale fra i dati nazionali e la nostra provincia, dipende dal fatto che i dati nazionali riguardano le scuole che hanno effettivamente risposto all’indagine e fanno riferimento alla media delle tre fasce orarie.

Figura  18   confronto tra i veri generi praticati nel I e nel II ciclo 

 

Dati nazionali

Dati Bergamo e provincia

I ciclo

II ciclo

I ciclo

II ciclo

Classica

86%

86%

95%

31%

Etnica/folkloristica

63%

29%

61%

0%

Jazz

13%

23%

36%

15%

Rock

23%

50%

45%

27%

Popular

59%

45%

57%

13%

Musical

34%

29%

24%

9%

Spiritual/gospel

15%

20%

17%

11%

Musica elettronica

6%

18%

6%

11%


Dalla lettura dei dati nazionali appare evidente che la “musica colta” - che le scuole dichiarano di praticare nell’85% dei casi - pare difendere ancora saldamente la sua centralità curricolare che interessa quasi con lo stesso peso le tre opzioni orarie, del I e del II ciclo.
Altro dato evidente riguarda il raddoppio dei dati sulle preferenze musicali degli studenti del II ciclo relativo alla musica rock, in parte alla musica jazz e addirittura vede triplicato il rapporto percentuale sulla musica elettronica che passa dal 6% del I ciclo al 18% del II. Questo dato è sicuramente collegato al grado di autonomia dei ragazzi nel rapporto con personal computer e tutti quei materiali digitali che ormai da  anni stanno caratterizzando anche il mondo musicale.
Ultimo dato interessante riguarda la musica etnica/folkloristica che dal 63% del I ciclo passa al 29% del II ciclo. Una probabile chiave di lettura va ricercata nella “spendibilità” didattica di questo genere; nel I ciclo il ricorso didattico a materiali sonori appartenenti per lo più a culture orali; nel II ciclo per la caratterizzazione storico_stilistico_espressiva di tipo “etnico”.
Analizzando invece i dati della nostra provincia, appare evidente il crollo delle percentuali del II ciclo su tutte le voci. Sconfortante l’annullamento allo 0% della musica etnica/folklorica. Anche in questo caso vale quanto detto per i dati nazionali.
Solo una lieve ripresa, come d'altronde ci si aspettava, per la musica elettronica.

 

 1.10  La formazione

Da sempre formazione e aggiornamento rappresentano un punto cardine dell’innovazione qualitativa della scuola dal punto di vista dei contenuti disciplinari, delle metodologie e sul piano dei cambiamenti strutturali.  Una particolare attenzione del Ministero della P. I. e dei sindacati al ruolo educativo della musica si è avuta con la Direttiva del 13 maggio 2007, n. 47.  Nel documento sono previsti interventi formativi  per la diffusione della pratica musicale come fattore educativo dei giovani, in linea con le indicazioni della Circolare Ministeriale del 13 maggio 2007 che a sua volta riprende le osservazioni presenti nel documento programmatico del Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica del 7 dicembre 2006.
È parso perciò importante cercare di conoscere alcuni dati che consentissero di commisurare l’impegno delle scuole e degli insegnanti in merito alla formazione e all’aggiornamento in campo didattico_musicale.
Nella scheda d’indagine si chiedeva:

  1. se negli ultimi tre anni (dall’a.s. 2004-2005 compreso) l’istituto aveva promosso attività di formazione/aggiornamento in ambito musicale per i docenti;
  2. la tipologia dei tutor/formatori utilizzati, indicando se docenti dell’istituto; docenti di altro istituto; esperti esterni;
  3. il numero di docenti che hanno partecipato ad attività di aggiornamento in ambito musicale negli ultimi tre anni.

A livello nazionale, il 16% degli istituti del I ciclo e il 6% degli istituti del II ciclo dichiarano di aver promosso, per la musica, attività di formazione/aggiornamento negli ultimi tre anni. Ad una prima lettura dei dati le percentuali dicono che pochi insegnanti e/o istituti attivano iniziative di formazione e aggiornamento, ma bisogna tenere ben presente che tali iniziative, non configurandosi come “obbligatorie” per essere realizzate, necessitano di risorse aggiuntive che, come sappiamo, sono sempre difficilmente reperibili.
Nella lettura dei dati nazionali bisogna tener presente che le percentuali sono state calcolate con riferimento ai soli istituti che hanno dichiarato di aver promosso attività di formazione/aggiornamento rivolte ai propri insegnanti.

Tutor/formatori

Nella scheda di indagine si chiedeva di indicare se i tutor/formatori utilizzati fossero docenti dell’istituto, docenti di altro istituto, docenti esterni.
Anche in questo caso le percentuali nazionali sono riferite alle scuole che hanno effettivamente risposto all’indagine dichiarando di aver promosso attività di formazione rivolte ai proprio insegnanti.

Figura 19  tipologia di tutot/formatori utilizzati dagli istituti che hanno promosso attività di formazione  dati nazionali

 

I ciclo

II ciclo

Tutti

docenti

%

docenti

%

docenti

%

Docenti dell’istituto

339

33%

45

38%

384

34%

Docenti altro istituto

113

11%

7

6%

120

11%

Esperti esterni

694

68%

84

72%

778

68%

 

Figura  20  tipologia di tutor/formatori  dati Bergamo e provincia

 

I ciclo

II ciclo

Tutti

docenti

%

docenti

%

docenti

%

Docenti dell’istituto

7

0,0%

0

0%

7

0,0%

Docenti altro istituto

5

0,0%

0

0%

5

0,0%

Esperti esterni

12

0,1%

1

0%

13

0,1%

 

I dati ci dicono che la maggioranza delle scuole di entrambe i cicli si rivolge a esperti esterni per le attività di formazione e aggiornamento. Da segnalare anche lo scarso utilizzo di docenti di altro istituto per le scuole del II ciclo.
Sconfortante i dati riferiti a Bergamo, le percentuali parlano da sole. Si può tuttavia supporre che alcune scuole ricorrano a figure di più “alto livello”, ad esempio docenti dei Conservatori o dell’Università, anche con interventi non “codificati”.

La partecipazione dei docenti

I dati danno un quadro generale della partecipazione degli insegnanti ad attività di formazione e di aggiornamento in campo didattico_musicale.

Figura  21  docenti che hanno partecipato ad attività di formazione nel triennio 2004_2007 dati nazionali

Infanzia

Primaria

Secondaria I

Secondaria II

Totale

4.984

13.629

3.459

1.214

23.286

7%

7%

3%

1%

4,3%

 

Anche in questo caso i dati che riguardano le scuole del II ciclo risultano essere nettamente inferiori rispetto al I ciclo. Si nota la disparità forse eccessiva tra i valori dell’infanzia e primaria rispetto alla secondaria di I grado. Un aspetto da tenere in considerazione, come in altri dati dell’indagine, riguarda in numero di scuole che effettivamente hanno risposto all’indagine.

Figura 22  docenti che hanno partecipato ad attività di formazione nel triennio 2004_2007 dati Bergamo e provincia

Infanzia

Primaria

Secondaria I

Secondaria II

Totale

36

199

55

24

314

4,6%

4,6%

2,0%

1,6%

3,3%

 

 

1.11 Gestione economica

Le fonti di finanziamento

L’indagine ha voluto evidenziare attraverso quali risorse sono state finanziate strutture e attività musicali presenti nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.
È stato chiesto alle scuole attraverso quali risorse hanno finanziato strutture ed attività musicali. Inoltre è stato chiesto di indicare l’esatta tipologia delle fonti di finanziamento distinguendo tra:

  1. Finanziamenti MIUR – legge 440-1997;
  2. Fondo di istituto;
  3. DPR 567/96 (iniziative complementari e integrative);
  4. Finanziamenti della regione;
  5. Finanziamenti della provincia;
  6. Finanziamenti del comune;
  7. Fondi strutturali europei (PON);
  8. Finanziamenti di altri enti (banche, fondazioni, ecc.);
  9. Contributo dei genitori.

Dall’analisi dei dati nazionali emerge un panorama molto diversificato anche se l’utilizzo di finanziamenti dello Stato risulta essere nettamente prevalente.        
Allo scopo di definire un quadro di riferimenti delle risorse economiche messe a disposizione dalle scuole a sostegno delle attività musicali, nella scheda di indagine è stato chiesto agli istituti di indicare la cifra impegnata mediamente in un anno scolastico per la loro gestione.
L’item forniva una gamma di opzioni:

  1. nessun importo;
  2. fino a 1.000 euro;
  3. fino a 2.000 euro;
  4. fino a 5.000 euro;
  5. fino a 15.000 euro;
  6. oltre 15.000 euro.

L’osservazione dei dati nazionali ci dice che nel I ciclo d’istruzione sono mediamente il 22% le scuole che affermano di non utilizzare risorse aggiuntive a sostegno delle attività musicali; il 29% investe sino a mille euro; il 21% sino a 2.000; il 24% oltre 5.000; l’11% sino a 15.000 e il 13% dichiara di non ricevere nessun contributo. Quest’ultimo dato, ma anche quello riferito alla nostra provincia 7%, ci sembra vada nella direzione opposta rispetto all’interesse e all’attenzione che le scuole dovrebbero avere per le attività musicali.
È auspicabile che tutti gli istituti, almeno nel I ciclo dove l’attività musicale è curricolarizzata, attivino tutte quelle risorse che si rendano necessarie per una sempre più ampia fruizione da parte degli studenti della cultura e della pratica musicale.

Figura 23  entità di risorse impegnate per la realizzazione di attività musicali

Impegno economico annuale

 

Dati nazionali

Dati Bergamo e provincia

I ciclo

II ciclo

I ciclo

II ciclo

Fino a 1.000 euro

29%

16%

20%

11%

Fino a 2.000 euro

21%

15%

23%

18%

Fino a 5.000 euro

24%

14%

33%

5%

Fino a 15.000 euro

11%

6%

16%

4%

Nessun contributo

13%

49%

7%

61%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Per quanto riguarda le scuole del II ciclo e sempre dai dati nazionali, le scuole che dichiarano di non impegnare nessun importo a sostegno delle attività musicali sono il 49%. Una percentuale molto consistente determinata dal fatto che in questo macrosegmento formativo le scuole che realizzano attività musicali sono soprattutto i Licei Psicosociopedagogici, oltre ad un numero esiguo di Licei Musicali che, a loro volta possono usufruire del supporto dei Conservatori.
Nel dettaglio il 16% impegna mediamente in un anno scolastico sino a 1.000 euro; il 15% sino a 2.000 euro; il 14% sino a 5.000 euro; il 6% sino a 15.000 e il 2% oltre 15.000 euro. Un’ultima considerazione è qui doverosa anche a rischio di scivolare nella retorica. In momenti difficili come quelli attuali – dal punto di vista educativo, ma anche per quel che riguarda la reperibilità delle risorse – esistono situazioni di emergenza che richiedono alle scuole grandi abilità progettuali e gestionali. Tuttavia esistono punte di eccellenza che sopravvivono anche con scarsissimi mezzi, poche possibilità di emergere e promuovere il proprio operato. Laddove però i mezzi ci sono è doveroso da parte di quegli istituti puntare a risultati che diano visibilità a quanto messo in campo dal punto di vista economico.

 

1.12  La documentazione

Nelle risposte date dalle scuole a questa domanda risulta che, mediamente, la metà degli istituti dichiara di aver prodotto una documentazione rispetto alle proprie attività. Questo significa poter contare su una gran quantità di documenti che attestano il “fare”, ma anche la condivisione del proprio operato. Il mostrare il proprio prodotto va nella direzione del principio educativo di esternalizzazione, la necessità  di visualizzazione in un più ampio raggio, fatto questo che costituisce un passaggio fondamentale nel “portare fuori” i prodotti dell’azione educativa.

Figura  24  tipi di documentazione prodotta dalle scuole sulle attività musicali

 

Dati nazionali

Dati Bergamo e provincia

Cartacea

4.074

45%

65

44%

Audio/video

4.183

47%

52

35%

Su Web

734

8%

9

6%

 

Il fatto che la documentazione audio/video superi in percentuale quella cartacea significa che il mezzo multimediale è ritenuto naturalmente più adeguato alla veicolazione delle esperienze, ma anche che nella scuola sono presenti competenze in grado di porre in essere il ricorso alla multimedialità quale strumento/sussidio didattico. Come si può notare le percentuali della nostra provincia non si discostano molto dai dati nazionali.

Conclusioni

Riportiamo qui la considerazione finale del presidente del comitato nazionale prof. Luigi Berlinguer, che sottoscriviamo senza riserve.
“Nella scuola italiana, oggi, c’è tanta musica. Questo è doveroso dirlo. L’hanno costruita docenti, dirigenti, genitori, musicisti, enti esterni e i fruitori primi di questo meraviglioso ambito della nostra cultura, gli alunni.
È un patrimonio. Tuttavia è “episodica”, non si radica a sufficienza, e in molti ambiti non riesce a trascinare l’intera classe o l’intero istituto o l’intera scuola. È perciò INSUFFICIENTE . Se compariamo la nostra realtà musicale scolastica con le realtà presenti in Europa ci accorgiamo che è poca, e, cosa assai più grave, di fatto è fuori dal curriculum scolastico “. cfr. Luigi Berlinguer presidente Comitato Nazionale Apprendimento Pratico della Musica . (MIUR).

 


Grafici

 

Azioni sul documento